Recensione a cura di | Alessandro Pesce
“Nono capitolo della celebre saga horror antologica, diretto da vari registi (tra cui Ernest Dickerson, Flying Lotus, Tobias Forge dei Ghost, David Moreau, RZA e Renee Zhan) presentati dalla Storica Heavy Metal Band GWAR “
Ci sono saghe che, nel corso del tempo, hanno assunto quella posa non sempre comoda e di facile digestione. Possiamo contarne svariate e, tra questo elenco , siam in grado trovare anche la serie legata al marchio V/H/S/.
L’idea originale si basa su una creativa “Playlist” di registi non troppo noti e radunarli in una sorta di collettivo dove emergere e/o affermarsi. Piano tanto diabolico quanto estremamente funzionale. Ma si sa, il tempo, passa per ogni moda e il pubblico necessita, come un vampiro, di sangue sempre caldo. Non è affar semplice arrivare, a fine corsa , con tutta la benzina nel serbatoio o avere lo stesso slancio per il lungo tragitto attraversato. Mixtape ; questo il nome del nono capitolo; decide di prendere atto delle proprie rughe e asseconda (a modo suo) quel bisogno di cambiamento, quel balzo per far parlare di se e tornare a splendere come una pozza di sangue al sole. Il modo più funzionale lo stabilisce sui muscoli e sulla forza con la quale organizzare le basi dei racconti : più violenza, più sangue (e stiam parlando di ettolitri di sangue), più rabbia e volumi posti a fine scala.
Risultato? Vincente !
Ad introdurre i mediometraggi troviamo, nientemeno che l’iconica band GWAR: Chi ascolta un certo tipo di Heavy Metal, sicuramente, conoscerà la folle band mascherata capitanata dall’eccentrico Blothar. Una presentazione che mette subito lo spettatore dentro un qualcosa di estremamente malsano e poco educato. La band non gira sul filo della sottigliezza per affermare i propri sproloqui e il linguaggio fin troppo colorito non lascia spazio all’immaginazione : siamo dentro lo stomaco dell’inferno.
Ep1: Dance, Dance, Dance, Dance (di Renee Zhan) : Uno studio televisivo tenta di rilanciare un vecchio programma di pupazzi cancellato da tempo, portando alla luce un passato oscuro e maledetto.
Tutta la pazzia del mondo dei satanassi di pezza prende vita in un vero e proprio gioco al massacro. Creature inverosimili, dalla sola apparente simpatia, cresce in un turbine di violenza dove brandelli di carne volano come palle da tennis da una parte all’altra dello schermo.
Segmento / Interludio : Another Cabin (di Flying Lotus) : intermezzo di circa due minuti ambientato in una baita isolata, dove un giovane e sua nonna vengono braccati da una mostruosa creatura gigante dotata di una lunga lingua. Durante l’attacco, la situazione prende una piega spietata quando il nipote spinge la nonna verso il mostro per salvarsi, e la creatura, divorando le sue vittime, ne muta e assorbe l’aspetto.
Flying Lotus, celebre per la sua carriera da Rapper, ha personalmente diretto e animato questo interessantissimo segmento fatto completamente con la tecnica dello Stop Motion. Un lavoro curato da una moltitudine di dettagli fondali di notevole fattura. Atmosfere sinistre e profondamente cupe sono la base di un soggetto che, seppur di breve durata, riesce a catalizzare la sostanza in una maniera accattivante. Con il Classico si vince sempre; ma purtroppo si sta perdendo il senso di manualità e questo tipo di “girato” , non sempre, viene accolto come dovrebbe. Another Cabin riporta alla memoria (con le dovute e ovvie differenze, sia chiaro) quel retrogusto “rustico” tipico di Sam Raimi, spingendolo verso una direzione ben precisa e focalizzata al raccontare una piccola fiaba Horror.
Ep2 : Heartbeat (di David Moreau) : Una coppia di influencer di esplorazione urbana su YouTube rimane intrappolata all’interno di un ex impianto militare della Guerra Fredda utilizzato per esperimenti sonori e acustici estremi.
In questo segmento il pubblico è costretto a trattenere il fiato. Un’escursione finita maledettamente male lascia i protagonisti rinchiusi in un piccolo spazio insonorizzato dove, anche le paure della mente, risuonano come assordanti rumori insopportabili. Un Foundfootage brillantemente gestito, sia per tempistiche sia per sensazioni che riescono ad emergere; tutte condite da suoni fastidiosi che disturbano la visione. Anche in questo caso non aspettatevi un prodotto anemico : il sangue non mancherà.
Ep 3 : The Music of Mr. SZE (di Ernest Dickerson): Il progetto documentaristico di uno studente di cinema universitario svela la vita nascosta e tormentata di un musicista solitario.
Lavoro di pura natura Lovecraftiana. Opera che regala una distorta visione dell’immaginario creato dal genio di Providence, adattandola ad una storia contemporanea e perfettamente collocata su un contesto verosimile. La musica gioca una carta importantissima e si affida ad una narrazione tanto semplice quanto creativa: il solitario inquilino dell’ultimo piano non fa altro che tenere a bada le tentacolari creature dell’Universo attraverso il proprio violino, domandoli (per certi versi) e conscio che, così come Paganini con le note maledette, ci sono alcune melodie che devono rimanere nascoste per non scatenare la furia delle Divinità mostruose.
Segmento / Interludio (di Tobias Forge): Una storia ambientata in una morgue in cui una donna attua una fredda e calcolata vendetta medica/chirurgica su un uomo che l’aveva precedentemente abusata, trattandolo come soggetto di esperimenti.
Su questa sessione non c’è tantissimo da esporre (a livello filmico) se non chi si cela dietro il progetto : Tobias Forge. Chi non conosce l’ identità dell’artista… conoscerà la sua band e il suo ruolo di cantante nei Ghost. Tobias, alias Papa Emeritus (ora Papa Perpetua V) non fa altro che giocare le stesse carte che fece, tanti anni fa, Corey Taylor con i suoi Slipknot. Facciamo chiarezza : Non è mistero che prima degli Slipknot, il cantante americano avesse un’altra Band : Gli Stone Sour. Il piccolo “trick” fu quello di “servirsi” della fama degli Slipknot per far emergere la sua band originale. Operazione riuscita si, ma forse non del tutto, se messi su una bilancia. Tobias Forge sembra voler emulare questo modus operandi. Anche in questo caso la storia non sembra andar tanto lontano. Il Leader dei Ghost, prima del suo personaggio militava in una band chiamata Repugnant (come chitarrista), dando vita ad un vero e proprio movimento rivoluzionario per il genere Svedese. Questo capitolo è un reprise di un brano del 2006, proprio dei Repugnant dal titolo Premature Burial . Suoni a cavallo tra i Morbid Angel e Testament fan da cornice ad una storia di vendetta. Atmosfere e grafiche degne della MTV di fine anni 80 inizi 90 sono un tuffo nel viale dei ricordi nella mente degli appassionati del Metal.
Ep 4 : Death Tone (di RZA) : Una giovane ingegnere del suono cerca di completare l’ultima, letale opera lasciata dal defunto padre, usando rumori e frequenze estreme.
Il Rapper, Leader degli storici Wu-Tang Clan e fondatore dei malsani Gravediggaz ; RZA, mette in scena un mastodontico lago di sangue attraverso la splendida protagonista intenta a portare avanti un opera lasciata incompiuta dal proprio padre (famoso produttore discografico deceduto da poco tempo). Suoni al limite dell’ascoltabile, provocanti scene di delirio e interiora esposte in grande evidenza, sono la base di quello che, possiam affermare, essere il lavoro meglio realizzato di questa “Bloody Compilation“. La gestione dei tempi (ma in fin dei conti era più che scontato) è adattata alle schizofreniche sequenze che la Bionda Serial Killer porta a schermo, sotto schematiche indicazioni che mandano avanti il cammino narrativo. Tantissima violenza che nutre l’ispirazione e che abusa del potere per arrivare al proprio fine ultimo. Un lavoro che fa, del Gore, una componente vitale o , come in questo caso, mortale.
V/H/S/ Mixtape riporta il Gore & Splatter al pubblico con una fortissima grinta, adattando il cinema di nicchia e portandolo ad uno step che non si vede spesso (se non appunto nell’Underground) sugli schermi. Shudder fa una scommessa complessa, non troppo gestibile ma assolutamente necessaria per risollevare un brand che stava finendo (se non l’ha già fatto) nel dimenticatoio.
Di certo non adatto al pubblico generalista o chi ha una sensibilità non troppo sviluppata verso la “categoria inferiore” dell’Horror ; un lavoro dedicato ai nostalgici del malsano, del cinema depravato , dell’insensibile alla visione di carne portata al macello e di chi, forse, si pone alla ricerca di qualcosa di, definiamolo, nuovo ai propri occhi.
Il disgusto e l’asfissia .. non mancheranno.