LASCIATEVI TERRHORRORIZZARE

Teenage, Sex and Death at Camp Miasma : Il Tributo al Cinema Slasher firmato Jane Schoenbrun [Recensione]

Recensione a cura di | Alessandro Pesce

“Una regista queer che sta realizzando un sequel di un film slasher è ossessionata dal voler coinvolgere l’attrice che interpretava «Final Girl» del film originale. Le due donne finiscono in un vortice di caos psicologico e sessuale.”

Quando si parla di Cinema Horror, per una grandissima fetta di percentuale, si entra in un meccanismo di pensiero votato al più basso gradino dell’invisibile piramide artistica. Questo genere è, senza dubbio, quello meno riconosciuto, bistrattato e, caso ancor più frequente, quello escluso dalla considerazione critica Mondiale pur avendone il maggior numero di incassi di vendita (escludendo le pellicole supereroistiche). Non è un caso che, qualsiasi tipo di regista, voglia, nell’arco della propria carriera, mettersi in gioco affrontando questo preciso braccio cinematografico. Un guanto che sfida le leggi della fantasia e permette di eccedere senza , necessariamente dover giustificare, le azioni portate a schermo. Teenage, Sex and Death at Camp Miasma corre, come una macchina da corsa, in faccia a tutte queste leggi non scritte, esaltando (e risaltando) al massimo qualsiasi tipo di schema, esagerando a dismisura (quasi su equilibri tipici  del Comedy) sotto ogni frame PUR non snaturando la propria visione di serietà. Si, perchè , il prodotto, assume un controllo e una padronanza visiva dove l’irreale diventa plausibile e dove, ogni situazione, viene giustificata da una narrativa seriosa capace di dare un senso ben preciso alle vicende che, man mano, compongono la sostanza finale.

Le vicende trattano la volontà, di una regista in erba, di riportare un Franchise cinematografico ai giorni nostri e ridare valore ad un tipo di Genere che le ha, indelebilmente, segnato l’esistenza.

Chiunque di Noi ha avuto a che fare con “quel” preciso film, “quella” visione che ha cambiato la nostra vita e che ha regalato la passione che dura ancora oggi: per Kris (il nome della nostra protagonista) quel film è proprio Camp Miasma; uno slasher movie di serie inferiore all’inferiore stesso; un lavoro grezzo, scadente e che porta ai massimi livelli l’esaltazione, la violenza, il sangue e il sesso da Teenager non troppo arguti. Un lavoro, si, pessimo, ma che, visto con gli occhi di una bambina, può rovesciare qualsiasi tipo di percezione e figurarlo come capolavoro indiscusso : Dopo anni di sequel approssimativi, infatti , “Camp Miasma” viene affidato ad una regista giovane e appassionata ( interpretata dalla bravissima Hannah Einbinder) per guidarne la resurrezione. Quando la donna visita la stella del film originale Billy Presley (gestita magistralmente da una Gillian Anderson in forma superlativa) , sprofonda in un mondo truculento di desiderio e delirio riportando in vita il leggendario serial killer “Little Death“.

Tutta l’anarchia espressiva delle pellicole Low Budget viene, così, portata a video sotto forma di rivelazione e mostra cosa si nasconde dietro quel trucco di magia che tiene lo sguardo incollato allo schermo. Ma non è solo questo; film racconta caratteri personali e la visionaria capacità di immergersi dentro argomentazioni Queer senza abusarne le vesti e, anzi, soffocando, in modo sensuale (e/o sessuale , nel caso specifico) la presa, con una delicatezza tanto spietata e ferma quanto ampiamente giustificata all’interno della trama stessa. Il rapporto che si crea tra le protagoniste è un susseguirsi di sguardi ammiccanti che van di pari passo con il progetto che stan portando avanti e che, lentamente, assume i connotati di oggetto del piacere come pura forma di sollievo per sentirsi vive. 

La pellicola gioca tanto con il metacinema, stratificando azioni e conseguenze in un miscela alla quale  la separazione tra finzione e realtà è talmente sottile da non capirne, spesso, il distacco. I continui rimandi al grande cinema come , l’appunto, già citato, Slasher; passano per dichiarate (ed evidenti) sequenze di CronemberGhiana memoria, tempistiche dilatate come il cinema di Lynch, tutte allegorie che spingono il pubblico verso una direzione ben precisa seppur, il tangibile significato, sia ben celato su circostanze provocatorie e maliziose. Se pensiamo al nome del Killer (Little Death) ad esempio; non è altro che un richiamo allo slang francese de “La Petite Mort“; espressione idiomatica che viene usata per descrivere il breve stato di abbandono, di stordimento o di perdita temporanea di coscienza che si prova durante o subito dopo l’orgasmo. La comparsa dell’assassino, altro fattore fondamentale, non fa altro che sovvertire tutte le caratteristiche dello Slasher : in questo specifico genere, una delle regole fondamentali, infatti, è quella di NON fare sesso (chi fa sesso Muore); Teenage, Sex and Death at Camp Miasma ribalta questa dichiarazione, portando Little Death a comparire nel preciso momento di massimo piacere, lasciando spazio, però, all’atto nella sua forma più liberatoria e piacevole. Non è un caso che l’arma scelta sia proprio una lancia; rimandando la memoria allusiva alla penetrazione di corpi (con annesse e volute “esagerazioni” sui getti di sangue) . Tutte componenti che, se prese singolarmente potrebbero formare una perfetta trama di un Soft Porn, eppure Jane Schoenbrun riesce a non rendere volgare il susseguirsi di doppi sensi, dando una soggettiva poetica e quasi romantica all’opera.

Il motto del film è “vivi quello che senti essere” ed è qui che tutto nasce, si sviluppa e si conclude : un gioco parzialmente erotico che non deve frenare per diversità o esigue differenze dallo status quo che la società impone seguire; la libertà nella sua forma più pura attraverso una creatività che non deve fare sconti. Teenage, Sex and Death at Camp Miasma è un film dentro il film dove, anche in questo caso, per l’appunto, viene complicato identificarne la natura : stiamo assistendo all’opera che le protagoniste stanno creando? O siamo i testimoni del film che La Schoenbrun sta mostrando al grande pubblico? 

Questa strana soggettiva è la radice di cattura che intrappola lo spettatore : non è il collettivo che sceglie il film ma il film stesso che sceglie il collettivo.

Un film per nostalgici (senza dubbio) ma dalle vedute aperte (paradossalmente) al nuovo, autoriale e che si diverte a non prendersi eccessivamente sul serio pur affrontando un tema ancora non troppo sdoganato. La regia e la tecnica di montaggio si offrono come mezzo per descrivere qualcosa difficilmente proclamabile, regalando altissimo cinema sotto un qualcosa che è stato sempre bullizzato senza pietà alcuna. 

Hannah Einbinder & Gillian Anderson lasciano lo spettatore con il dubbio : Camp Miasma (il franchise di film) esiste sul serio?

Un dubbio alla quale ci piace credere e che solo il cinema riesce a dare.

La lunghissima Standing Ovation ricevuta e la Queer Palm della 16°  Edizione del Festival Di Cannes non sono un qualcosa di casuale; Teenage, Sex and Death at Camp Miasma è un film della quale se ne sentiva bisogno.

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