LASCIATEVI TERRHORRORIZZARE

PARANORMAL ACTIVITY – PARENTE PROSSIMO : Il Maligno che Cambia Completamente Pelle [RECENSIONE]

Articolo a cura di | Alessandro Pesce

“Una troupe di documentaristi segue Margot mentre si avventura in una comunità Amish isolata, nella speranza d’incontrare e conoscere la sua perduta madre e la sua famiglia allargata. Tuttavia si rende ben presto conto che la comunità che prima l’ha accolta potrebbe nascondere un segreto davvero sinistro.”

Il Franchise di Paranormal Activity ha, da sempre, stabilizzato gli equilibri della critica con una netta e precisa percentuale di gradimento. Una grandissima fetta di pubblico ha sostenuto, nel corso degli anni, la causa sostenendo con gran fede una trama che, ad intervalli più o meno discontinui, ha saputo mantenere alto lo standard dell’Horror contemporaneo, dando il “via” ad un vero e proprio movimento cinematografico; l’altra parte ne ha tolto completamente i valori, criticando aspramente la natura poco cinematografica su di una narrazione priva di mordente strutturale. Ovviamente bisognerebbe fare un passo indietro e ripercorrere le tappe del filone Found Footage/Mockumentary citando pellicole iconiche come Cannibal Holocaust del 1980 di Ruggero Deodato o The Blair Witch Project del 1999 di Eduardo Sánchez & Daniel Myrick per scoprire il gene primario e/o tecnico registico del capitolo originale di questa saga. Nato nel 2007 e diretto da Oren Peli Paranormal Activity è riuscito a sfruttare il movimento dei titoli citati e riportarli dentro una contemporaneità fresca e vivace, raccontando un qualcosa visibile solo nella mente dello spettatore. Nel corso del tempo l’evoluzione è stata inevitabile, visto il gran successo ai botteghini, creando il tipico offuscamento della magia e snaturando completamente la matrice originale, dando probabilmente ragione alla spietata critica. Finito quasi nel dimenticatoio il Franchise aveva bisogno di un ultimo colpo di coda o addirittura una totale inversione di marcia : nasce così Paranormal Activity – Next Of Kin. Le parole del produttore Jason Blum, infatti, confermano la tesi e le speranze del pubblico nostalgico e famelico di nuove avventure “simil 8mm” :

“Paramount voleva continuare Paranormal Activity e probabilmente avrei lasciato perdere. Volevamo continuare ma pensai che non c’era modo di proseguire sul sentiero tracciato. Quindi ho incoraggiato i creativi a pensare a qualcosa di nuovo. Molte persone che andranno a vedere il film avevano 3 anni quando uscì il primo capitolo. Ecco perché trovavo che fosse meglio rifarlo e non riprendere la trama.”

Next Of Kin fin dal trailer promozionale ha tutta l’aria di un qualcosa di diverso, più elaborato a livello di scrittura e forse, non del tutto fedele al passato. Un cambio probabilmente obbligato e che, proprio grazie a questa stacco embrionale, risulta essere l’arma vincente di questo film. Distribuito via Streaming da Paramount + e disponibile in home video su FanFactory.shop distribuito da Plaion Picture e Midnight Factory, il film segue lentamente il cammino di 3 ragazzi verso un abisso sempre più sinistro. L’evidente allontanamento del fattore caratteristico della fortunata saga ; quindi staticità fotografica e camere posizionate in precisi punti delle stanze è subito evidente : il lavoro diretto da William Eubank (con sceneggiatura di Christopher Landon e dello stesso Oren Peli) offre diversi stacchi di camera, rendendo più fluidi i dialoghi dei vari protagonisti, dando ulteriore spessore alla costruzione della narrazione. I puristi del genere sicuramente si troveranno spiazzati da questa scelta e non sarà facile digerire questo improvviso capovolgimento di fronte. Buttato giù il boccone amaro, l’intera struttura del racconto scorre piacevolmente dentro intrighi sempre più macabri, scoprendo diverse ramificazioni di un sentiero nato come semplice documentario, nelle prime battute, poi stravolte da colpi di scena improvvisi che determinano la corsa verso l’inferno per i malcapitati protagonisti. Di Paranormal Activity c’è effettivamente poco e praticamente niente, in questo lavoro; Il film risulta più vicino all’opera del 2004 di M. Night Shyamalan “The Village”, per contesti e ambientazioni o addirittura al film per Netlix diretto da David Bruckner del 2017 “Il Rituale”. Tutti lavori che accomunano determinati fattori rendendoli, in questo Film, compatti in un unica entità solida, capace di intrattenere il pubblico con la propria scarica adrenalinica e movimenti al limite dell’isterico. La seconda metà di girato accelera completamente il proprio sistema nervoso , esponendo le carte a viso aperto con uno smagliante sorriso maligno, garantendo una corsa contro il tempo ed una via di fuga sempre meno scontata. I ragazzi si troveranno faccia a faccia con il male che l’uomo produce e dovranno fronteggiare qualcosa dalla difficile comprensione pronta a dar loro la caccia come il più spietato dei predatori. Tutto ciò attraverso l’utilizzo di telecamere in perenne movimento, in modo da offrire una tridimensionalità al girato e per dare quasi una visuale in prima persona al racconto. Scelta registica ovviamente già sdoganata da tempo, ma pur sempre efficace e gestita, anche in questo preciso contesto, in modo davvero sapiente.

Sicuramente niente di nuovo e titolo che non offre nessuna gloriosa rinascita al proprio titolo, ma pur sempre un ottimo lavoro che giustificherà eventuali altri sequel e che si differenzia per la NON totale mancanza di sangue o scene cruente (poche ma identificate in precisi frame). Un nuovo punto sulla quale costruire qualcosa lasciato in sospeso e che, se così fosse, può entrare nel ventre del male, scoprendo motivazioni celate (giustamente) nell’ombra dando corpo all’anima inquieta di una demone non del tutto dormiente.

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Sottotitoli: Italiano, Inglese + vari

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