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US – Noi : Jordan Peele e gli specchi del futuro [RECENSIONE]

Articolo a cura di | Alessandro Pesce

“Tormentata da un trauma irrisolto del suo passato e sconvolta da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide sente crescere e materializzarsi la sua ossessione e capisce che qualcosa di brutto sta per accadere alla sua famiglia.
Dopo un’intensa giornata trascorsa in spiaggia con i loro amici, Adelaide e la sua famiglia tornano a casa. Quando cala l’oscurità, i Wilson vedono sul vialetto di casa la sagoma di quattro figure che si tengono per mano… “

Con la seguente trama e una promozione lancio di Trailer inquietanti, esce finalmente nelle sale Italiane “NOI”: nuovo horror psicologico di Jordan Peele. Dopo l’esordio del precedente Get Out, che gli è valso anche il premio Oscar (2017) come miglior sceneggiatura originale, il regista statunitense cerca di replicare il successo con questo nuovo interessante lavoro. Già dai trailer il senso di ansia risulta essere la componente sulla quale il film gioca e fa grandissima presa. Tutto ci si poteva aspettare, ma non di certo che questo atto secondo potesse superare in maniera cosi’ netta l’opera passata ormai agli archivi come una delle migliori proposte degli ultimi anni. US, tradatto letteralmente in “NOI”, spaventa, intrattiene e tiene incollato lo spettatore fino all’ultimo Frame. Peele dimostra un netto passo in avanti e matura maggiormente ad ogni pellicola, il che fa ben sperare in ottica futura, portandolo nell’olimpo delle proposte registiche più valide del momento corrente. La storia si apre con un tuffo nel passato e introduce, già nei primi minuti, l’intera trama. Come ruolo da protagonista troviamo un altro prodigio del cinema contemporaneo : Lupita Nyong’o . L’attrice (che in molti ricorderan per l’interpretazione da Oscar in 12 anni schiavo e la figura di Nakia in Black Panther) dimostra subito di essere sulla stessa frequenza del Regista e, grazie a questa stretta di mano importante, portano il film su una dimensione surreale al limite dell’immaginario. Quando l’azione prende il via e si entra nelle profondità dello stesso racconto, il ruolo da protagonista si trasforma in ruolo assoluto. Lupita è dentro il suo personaggio in modo talmente viscerale da risultare quasi astratto. Ogni inquadratura e ogni scelta che il personaggio fa è un profondo abisso di follia emotiva. Gli scheletri del passato tornano a stridere dentro l’armadio consumato dal tempo e come ogni lancetta, che scorre in avanti, c’è un passo indietro da fronteggiare con grande rabbia. Un america ossessionata dalla persecuzione, un dramma familiare, una rabbiosa reazione per difendere il proprio territorio; tutte articolazioni che si snodano su di una politica tanto cara a Peele e che, come il precedente Get Out, affascinano per come vengono sapientemente nascoste dietro maschere di genere. Ogni macabro scenario viene esposto su passaggi apparentemente veloci e su ritmi frenetici. Qui entra in gioco tutta la maestria “del regista” : la storia scorre su intrighi e inseguimenti, accompagnati da piccoli JumpScare motivati alla circostanza, ma al contempo stesso ci racconta una storia nella storia molto più calibrata verso un Thrilling più studiato di quanto si possa immaginare. L’architettura sulla quale si basa la vicenda è un concentrato di puro Making Of di Horror riversato al contrario. Musiche violente e taglienti, silenzi agghiaccianti, sospiri lanciati nel vuoto e luci al limite dello psichedelico. US è una frontiera che abbatte lo schermo ed emerge dalle fredde tombe dei blasonati Blockbuster con una disinvoltura volontaria che lascia lo spettatore a bocca aperta. Per tanti punti di merito, però, il regista si lascia influenzare da piccole necessità di distribuzione che interrompono spesso il ritmo della pellicola. Su tutti il ruolo di Winstone Duke, anch’esso noto al pubblico per il ruolo di M’Baku in Black Panther, e del proprio personaggio che sembra non essersi scollato di dosso il marchio Marvel dalla propria pelle. Si, perchè il suo ruolo è confinato ad una serie quasi nauseante di battute sarcastiche che spezzano completamente tutta la narrazione e ci vuole più di qualche secondo per tornare dentro la realtà cinematografica. Potrebbe essere un dettaglio di poco conto per una pellicola di basso o medio livello, ma questo US gira su di una ruota impressionante e proprio per questa motivazione perde quell’occasione di stazionare sulla cattedra del capolavoro. Fortuna vuole, che il gioco venga retto dall’immensa Lupita Nyong’o: la “sua” Adelaide è un puro concentrato di passione attoriale e si muove dentro la parte come estensione di se stessa (in tutti i sensi di trama), portando al proprio giardino una quantità di scene che rimarranno nella mente dello spettatore. Ogni membro della famiglia ha il proprio piccolo spazio pur non avendo una concreta caratterizzazione ben evidenziata : il già citato Gabe, marito di Adelaide (interpretato da Winston Duke appunto) e i figli Zora e Jason (interpretati rispettivamente da Shahadi Wright Joseph e Evan Alex) si muovono benissimo, specialmente questi ultimi due e dimostrano una padronanza del proprio doppio ruolo in modo tanto soddisfacente quanto cupo e intelligente. I propri spazi, infatti, vengono dosati sapientemente e non risultano mai fuori luogo nonostante le vicende siano ancorate su altri lidi ben saldi per quasi l’intera durata del film. La componente Slasher/Horror è marcata fino alle battute finali, dove la pellicola prende una brusca impennata e porta colpi di scena tanto geniali quanto stupefacenti., facendo dimenticare qualsiasi cosa vista in precedenza: il risultato che Jordan Peele aveva ben chiaro, fin dall’inizio, quanto questo cerchio dovesse riportare le stesse similitudini di trama e sceneggiatura. Su questa ultima parte il gioco del sonoro e delle musiche in generale ha una valenza importante quanto la pellicola stessa e riesce a far vibrare le interiora dello spettatore lasciandolo in un continuo stato di ansia che accarezza le corde della follia pura. John Carpenter e George A. Romero sono senza ombra di dubbio un faro importante per il grande porto che Peele sta costruendo e, siamo sicuri, in un futuro non tanto lontano inaugurerà con la migliore delle navi.

In sostanza, Us è un perfetto passaggio verso il centro del campo che porterà a breve uno dei migliori Horror mai visti.

Get Out è stato un esordio magico che ha portato alla luce un opera ancora più estrema ma che purtroppo ha ancora troppe, se pur poche, lacune su cui lavorare per arrivare alla perfezione. La strada, possiam affermare, essere sicuramente quella giusta. Definirla un occasione mancata potrebbe essere una definizione corretta in parte, perchè, come detto in precedenza, bastava veramente poco per sfiorare la perfezione. Quello che ci lascia è un film bellissimo, contornato di una fotografia sublime, accompagnato da colpi di pura genialità, calpestati però da un sarcasmo troppo pressante che singhiozza la tensione dello spettatore in modo ineducato per un opera di questo spessore.

Trailer

  • Regia : Jordan Peele
  • Cast
  • Lupita Nyong’o: Adelaide Wilson
  • Winston Duke: Gabe Wilson
  • Elisabeth Moss: Kitty Tyler
  • Tim Heidecker: Josh Tyler
  • Yahya Abdul-Mateen II: Dr. David Stone
  • Anna Diop: Susan Stone
  • Evan Alex: Jason Wilson
  • Shahadi Wright Joseph: Zora Wilson
  • Madison Curry: Adelaide bambina
  • Cali Sheldon: Gwen Tyler
  • Noelle Sheldon: Maggie Tyler
  • Kara Hayward: Nancy

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