Recensione a cura di | Alessandro Pesce
“Quella che doveva essere una semplice rimpatriata tra amici dopo la laurea si trasforma in un incubo senza via d’uscita.”
Dopo pochi trailer di lancio e una campagna marketing sostanzialmente inesistente, arriva (quasi all’improvviso) in Italia l’esordio, alla regia, del giovanissimo Alexander Ullom ; It Ends, Horror psicologico dalle grandi falcate claustrofobiche. L’opera si presenta attraverso un sentiero fatto di lunghissime pause, di silenzi e riflessioni; un cammino estenuante verso il nulla e che porta, il nulla stesso, ad essere la vera chiave della narrazione. Il Film racconta, infatti, il cammino di quattro ragazzi all’interno di un autovettura, intenti a raggiungere una destinazione che sembra non giungere mai in quanto, la strada che li separa dalla propria “meta” , non sembra portare da nessuna direzione oltre un interminabile rettilineo. It Ends inizia e continua così; non separando mai il tracciato tra protagonisti e spattore. Un Horror che di Horror potrebbe agganciare solo la cornice (se si guarda con un occhio poco aderente), ma che, invece, nasconde quella componente che funge da collante con la concezione primordiale sensoriale. Tutte le paranoia, ansie, paure, sentimentalismi repressi, segreti sono le caratteristiche che i giovani protagonisti son costretti “vivere” per riempire quegli spazi di tempo che l’infinita strada li costringe subire. La trama è ben chiara dopo pochissimi minuti e una volta afferrato il concetto che, quell’involucro di latta con le ruote, sarà la nostra casa per la prossima ora e mezzo…non ci sarà via di scampo : il pubblico è ostaggio tanto/quanto i Nostri protagonisti.
Resta da chiedersi solo quale sarà lo sviluppo del racconto. Bhe, questo non ci sarà.
It Ends è una viaggio verso il Niente; un estenuante progredire verso qualcosa che non arriverà; una marcia dentro la paura e indecisione che racconta, silenziosamente, l’attraversamento pedonale della Nostra generazione. Una metafora spaventosamente vera che preoccupa per quanto venga presa con leggerezza dalla massa, che si affida alle comodità per riempire quel suono nauseante e che, inconsapevolmente, si insinua nel cervello come un virus, la cui conseguenza infettiva è solo ed esclusivamente la piatta e nociva apatia.
Alex Ullom pone la privazione come concetto che funge da radice sociale, mascherando “il genere” come etichetta sulla quale tessere la propria tela. Quando i ragazzi scoprono che la strada risulta essere senza fine, le leggi dello spazio, della realtà, cessano di funzionare e ogni tentativo di fuga o inversione risulta inutile , scatta il sistema di autodifesa emotivo, lasciando la razionalità verso un qualcosa che non sembra più appartenere a questo Mondo. Ecco dove inizia l’Horror.
Chi si aspetta Jumpscare, colpi di scena pirotecnici, situazioni paranormali , rimarrà profondamente deluso. Si perchè, il film, offre solo ed esclusivamente “il vuoto più totale“, escludendo addirittura musiche d’atmosfera per enfatizzare le situazioni che si vengono a creare e, la dove ci si aspetta un movimento adatto allo spavento, il regista decide di andare controtendenza ed ometterlo completamente, lasciando il cervello in uno stato di Tilt perchè incapace di capire su quali tempistiche ci si sta immergendo.
It Ends parla dell’inizio della fine, della generazione nata con l’interferenza digitale e del pericolo verso un qualcosa di profondamente lungo che va oltre il puro monitoraggio visivo e che, attraverso l’ausilio di interventi esterni, propone l’incapacità di reazione : durante l’interminabile viaggio, i ragazzi si rendono conto che, dentro la boscaglia che circonda la strada, esistono delle persone che cercano di attaccarli.
Questa, perlomeno, è l’apparenza.
Si perchè, analizzando in dettaglio e in modo più approfondito, questi attacchi sono solo disperati appigli verso un aiuto spesso non riconosciuto che, dopo l’ennesima ripetizione, si trasforma in rassegnazione. Una metafora triste, cruda, selvaggia che dovrebbe andare oltre la semplice messa in scena.
Le “backstories” dei protagonisti agiscono come contorno, evidenziando diverse personalità, diverse vite vissute, diversi stati d’animo e fragilità che, grazie all’unione, riescono ad esternare; anche quelle più intime; affrontando temi molto delicati come patologie mentali e/o addirittura il suicidio. Alexander Ullom tende, in modo propositivo, una mano di soccorso verso un declino annunciato e che ha portato la coscienza giovanile al totale spegnimento cerebrale e, senza neanche arrivare alla fine della strada, cedere sulle proprie gambe e lasciarsi andare al nero più assordante e perdersi, appunto, sulla propria strada.
It Ends è, senza dubbio un film non semplice da comprendere nell’immediato, ma che lascia una cicatrice davvero profonda se riflettuta con la dovuta diligenza; un lavoro che non parla tanto alla vista ma all’anima.
Quanto terreno siamo disposti a percorrere prima di arrenderci?
Ullom mette questa domanda (nascosta) dentro un concentrato di monotonia, rendendo soggettiva ogni tipo di risposta. Applicate questo concetto alla visione del suo film e avrete un differente punto di vista; magari non risolutivo, ma complice di fiducia verso un futuro fin troppo disonesto verso le fragilità.
It Ends – al cinema dal 28 Ottobre da I Wonder Pictures & Neon

