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Titane : La Forza del Corpo Dentro Surreali Mutazioni Introspettive [RECENSIONE]

Articolo a cura di | Alessandro Pesce

“Alexia adora le automobili, sin da quando, bambina, un incidente le ha donato una placca di titanio nella testa. Facendola rinascere, gonfia di rabbia e amore represso che la trasformeranno in un essere ibrido e nuovo. Perché la metamorfosi si completi, dovrà scoprire la forza potente che muove le cose del mondo: l’essere umani. Titane è un vero manifesto della nostra contemporaneità fluida e del cinema del futuro, materia pulsante densa di risonanze.”

Vincitrice della Palma D’Oro al 74° Festival di Cannes , la pellicola di Julia Ducournau arriva nel Nostro territorio con una fortissima carica esplosiva. Titane, grazie all’attenta e maniacale cura del settore estetico, solleva i pugni in assetto di difesa verso un autorialità ricercata e abile nel dividere perfettamente il giudizio del pubblico. Se da una parte troviamo Chi lo ha definito un vero e proprio Capolavoro, dall’altra troviamo una critica feroce e incapace di dare una concreta giustificazione all’alto consenso posto dai “professionisti“. La realtà, come spesso accade però, sta nel mezzo e catalizza l’intera struttura dell’operato dentro concentrati stati di allucinazione espressiva della regista Francese classe 1983. Il Lavoro si affaccia in un precisissimo periodo storico dove tutto (o quasi) viene ripreso dal passato, riuscendo difficilmente a trovare un originalità dentro una sostanza perfettamente calibrata. Titane è un tipo di cinema che sviscera dal profondo diversi temi sociali, rendendoli propri e sfuggendo alla trama stessa dando strade secondarie alla costruzione di trama : L’eccesso, La forte influenza Cronemberghiana, la fantasia, la morbosità e l’utilizzo del “disturbante” sono micro organismi che mutano la natura della propria essenza, regalando espressioni interpretative di pregevole fattura. La lenta andatura del racconto è bruscamente interrotta da scene al limite dello sguardo, identificando la vista ipnotizzante sul settore attoriale. Agathe Rousselle e Vincent Lindon regalano un interpretazione esemplare, ruotando di continuo e scambiandosi il ruolo di protagonista nello stomaco di una storia tanto irreale quanto plausibile in termini metaforici : L’amore, il senso di abbandono, la ricerca degli affetti e la rassegnazione imprimono, con grande gusto, una forza spaventosamente triste in cui l’Horror entra marginalmente e dove l’effetto sorpresa tiene lo spettatore incollato alla sedia. Il lavoro di Julia Ducournau è un vero e proprio dramma psicologico associato ad un Torture Body equilibrato dove, il disgusto giustifica la classificazione di una poesia fraintendibile e dove, quel diverso tipo di giudizio già citato, non ha controllo globale su chi ha torto e chi ha sbagliato : Titane è esattamente quel che mostra all’interno di un involucro privo di naturali eventi e, specialmente, capace di valorizzare la struttura cinematografica alla radice primordiale. La macchina del peccato contorce il proprio frutto NON come visiva concezione, MA attraverso essa un capo espiatorio sul vero e metaforico senso di malvagità terrena. Tutto ciò che segue è un viaggio espressivo personale dove il pubblico vede ciò che vuol vedere, rendendo assolutamente legittimo ogni pensiero. Un film sicuramente poco diretto e che maschera educatamente i velati tributi (già presenti in RAW del 2016) ad un cinema Europeo teletrasportato direttamente dagli anni 80, non disdegnando però la capacità di sopravvivenza in un territorio ostile come l’epoca attuale in cui emergere o sbucare dall’anonimato pare esser diventata l’unica via percorribile per approvazioni momentanee da social network. Titane forse si collocherà su questa ultima fascia, non rimanendo scolpito negli annali del cinema e (sperando vivamente di sbagliarci) dando ragione alle mode del momento in cui tutto esplode ad un ritmo veloce con effetti pirotecnici capaci di tenere gli occhi puntati al (e sul) soggetto ma, dall’altra parte, non portando niente alla propria causa a lunga portata.

Un opera che grazie all’utilizzo del corpo, in tutte le sue sfaccettature e forme, colpirà per messa in scena e utilizzo della camera, ma che a giudizio complessivo lascia tanti punti interrogativi. Che questo sia un bene o un male…in entrambi i casi può vantare un motivo di dibattito. Il cinema è anche questo.

La Versione, finalmente disponibile in Italia è Distribuita da Midnight Factory e Acquistabile sul sito FanFactory. Una bellissima edizione arricchita anche da Sezioni Extra tutte da scoprire.

Contenuti extra:
• Intervista a Julia Ducurnau
• Intervista a Vincent Lindon
• Trailer

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